La legge consente all'Agenzia delle Entrate di chiudere d'ufficio le partite IVA di chi, secondo i dati in suo possesso, non ha svolto attività d'impresa, artistica o professionale nei tre anni precedenti. Le regole erano fissate da un provvedimento del 3 dicembre 2019. Il 12 ottobre 2026 l'Agenzia le ha aggiornate con un nuovo provvedimento.
La novità principale riguarda il modo in cui si individuano le partite IVA inattive. Oltre alle informazioni dell'Anagrafe tributaria, i controlli automatici useranno anche i dati delle fatture elettroniche, dei corrispettivi telematici e dei versamenti spontanei. Per società ed enti senza segni di operatività può essere chiuso anche il codice fiscale.
Cambia anche la comunicazione preventiva. Arriva al domicilio digitale del contribuente o del suo rappresentante, oppure con raccomandata A/R se il domicilio digitale manca. Si trova nella sezione "L'Agenzia scrive" del Cassetto fiscale e viene segnalata nell'area riservata e con un messaggio sull'app IO.
La partita IVA viene chiusa a partire dal sessantesimo giorno dopo il ricevimento della comunicazione. Entro quei 60 giorni chi è ancora attivo può rivolgersi a qualsiasi ufficio territoriale dell'Agenzia e spiegare la propria situazione per evitare la chiusura. Dopo la scadenza si può comunque chiedere, con le motivazioni, la riattivazione. Se viene concessa, vale dalla data di apertura originaria senza interruzioni.